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Fu Albert Abrham Michelson (1852-1931) a intuire che il
successo in quella direzione si poteva ottenere realizzando una disposizione
con la quale, nella direzione di massima intensità della luce difratta
dai singoli tratti, la differenza di cammino fra due fasci consecutivi
risultasse diversa da zero e, perché l'ordine dello spettro e quindi
il potere risolutivo risultassero elevati, quella differenza doveva essere
molto grande.
Egli raggiunse questi risultati nel 1898 con il reticolo a gradinata
che porta il suo nome ed è costituito da una pila di lastre di
vetro omogeneo, a facce rigorosamente piane e parallele, aventi lo stesso
spessore, la stessa larghezza e lunghezza decrescente, disposte a gradinata
in guisa che tutti i gradini, oltre ad avere la stessa altezza e la stessa
larghezza, abbiano la stessa profondità.
Le lastre sono tenute ben strette fra loro in modo da costituire, dal
punto di vista ottico, un blocco omogeneo.
L'altezza dei gradini, che coincide con lo spessore delle lastre, è
dell'ordine del centimetro e la loro profondità, che è data
dalla differenza di lunghezza fra due lastre adiacenti, è dell'ordine
del millimetro.
Il reticolo a gradinata, come qualunque altro apparato dispersivo, viene
posto sulla piattaforma di uno spettroscopio, fra il collimatore e il
cannocchiale, in modo tale che un fascio parallelo della luce da analizzare
incida normalmente sulla lastra più lunga. ...continua
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