Se, ponendo in contatto le due punte, si fa passare una corrente elettrica attraverso i due elettrodi e, subito dopo, si allontanano le punte l'una dall'altra di qualche millimetro, la corrente elettrica continua a circolare passando attraverso lo strato d'aria fra le due punte. Esse diventano incandescenti, emettono una luce bianca vivissima e vengono unite da un tratto luminoso, chiamato arco per la forma che assume, circondato da un'aureola azzurrognola.
Quando la lampada è alimentata in corrente continua l'elettrodo positivo emette più intensamente.
I due carboni, essendo immersi nell'aria, bruciano e, anche se lentamente, si accorciano in continuazione; se fossero fissi la distanza fra le loro punte aumenterebbe e, superato un certo limite, la lampada si spegnerebbe. Per questo motivo gli elettrodi, via via che si consumano, vengono fatti avanzare manualmente o automaticamente mantenendo inalterata la distanza fra le punte.
In seguito all'annuncio della scoperta della pila, dato da Alessandro Volta (1745-1827) in una memoria epistolare del 20 marzo 1800, il mondo scientifico fu pervaso da grande entusiasmo e fervore e l'attività sperimentale fu rivolta principalmente a cercare di stabilire la natura della corrente voltaica. ...continua