I primi a studiare la compressibilità di un liquido, più precisamente dell'acqua, furono i Fisici dell'Accademia del Cimento nella seconda metà del diciassettesimo secolo. Essi, in uno dei loro tentativi, presero una sfera cava d'argento a pareti sottili e, dopo averla riempita d'acqua e chiusa ermeticamente, la percossero ripetutamente con un martello. Il risultato fu che le pareti della sfera risultarono coperte da un sottile velo di rugiada e lo attribuirono alla porosità dell'argento.
Per quanto riguarda la compressibilità la conclusione cui giunsero gli Accademici del Cimento fu che l'acqua, se era comprimibile, doveva avere una compressibilità molto piccola per poter essere rivelata e i liquidi, in contrapposizione ai gas, furono chiamati fluidi incompressibili.
L'esperimento fu ripetuto da altri ricercatori con sfere di metalli diversi per mostrarne la porosità; ma venne constatato che l'acqua passava attraverso delle fessure impercettibili che si formavano nelle pareti della sfera e non attraverso gli ipotizzati pori del metallo di cui erano fatte.
Fu John Canton, nel 1761, a dimostrare che l'acqua e i liquidi in genere sono comprimibili e fornire delle misure assai precise della loro compressibilità.