Tutto ciò viene messo in evidenza con grande efficacia analizzando le fiamme delle capsule manometriche su un sistema di specchi rotanti.
Quando le lunghezze dei due rami sono fra loro uguali o differiscono di un numero intero di lunghezze d'onda le onde che li hanno attraversati escono in fase e le fiamme delle capsule manometriche, analizzate con gli specchi rotanti, presentano delle dentellature ugualmente spaziate, ma in quella del becco comune i denti sono più alti che nelle altre due. Quando le lunghezze dei due rami differiscono di un numero dispari di mezze lunghezze d'onda le onde che li hanno attraversati escono in opposizione, la fiamma del becco comune appare immobile e l'immagine che ne forniscono gli specchi si presenta come una striscia continua, mentre le fiamme degli altri due becchi oscillano e le immagini fornite dagli specchi sono delle strisce scanalate nelle quali a una scanalatura dell'una corrisponde un dente dell'altra.
Sono anche molto diffusi modelli del tubo di Quincke nei quali anche le estremità d'uscita dei due rami ad U si ricongiungono in uno stesso tubo attraverso il quale l'interferenza può essere osservata sia soggettivamente, ponendo direttamente l'orecchio in prossimità dell'uscita, che oggettivamente con l'ausilio di una capsula manometrica e di un sistema di specchi rotanti. Quando le lunghezze dei due rami sono uguali, o differiscono di un numero intero di lunghezze d'onda, le onde uscenti sono in fase e l'orecchio sente un suono piuttosto intenso che, allungando o accorciando lentamente il ramo mobile, va via via affievolendosi fino a spegnersi quando l'allungamento, o l'accorciamento, diventa di mezza lunghezza d'onda. Una volta misurata col tubo di Quincke la lunghezza d'onda, se si conosce la frequenza del suono utilizzato, si può calcolare la velocità di propagazione.
fai clic per ingrandire la foto