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I microscopi, insieme ai cannocchiali, appartengono alla classe
di strumenti ottici detti composti perché costituiti
da due lenti (o sistemi di lenti) coassiali: l'obiettivo e l'oculare.
L'obiettivo, che è sempre convergente, dà un'immagine
reale dell'oggetto da osservare e di questa immagine l'oculare ne fornisce
una virtuale nella posizione più adatta per essere osservata.
Nei microscopi l'obiettivo, che ha una distanza focale molto corta, e
l'oculare che è anch'esso convergente, sono posti alle estremità
di un tubo di ottone ad una distanza molto maggiore della somma delle
loro distanze focali.
Come ben noto, di un oggetto, posto davanti al suo primo fuoco, l'obiettivo
dà un'immagine reale, capovolta ed ingrandita; essa cade appena
dietro il primo fuoco dell'oculare, che ne dà un'immagine virtuale,
diritta e ingrandita.
In quello che presentiamo, come in quasi tutti i microscopi, il portaoggetti
è fisso e l'osservatore, per far si che l'immagine fornita dall'oculare
si formi alla distanza a cui il suo occhio è accomodato, può
avvicinare l'obiettivo all'oggetto che osserva facendo scorrere il tubo
all'interno di un cilindro di ottone, che lo sostiene avvolgendolo dal
basso per circa metà della sua lunghezza. Fra l'obiettivo e l'immagine
reale che fornisce è posta una terza lente convergente, detta lente
di campo, che con la lente oculare costituisce quello che è
noto come oculare di Campani, ideato da Giuseppe Campani
(1636-1715). Questo sistema, a parità di ingrandimento,
rispetto al microscopio avente lo stesso obiettivo e la stessa lente oculare,
ma privo della lente di campo, consente di raddoppiare il campo, riducendo
notevolmente l'aberrazione cromatica.
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