Che in seguito Davy abbia osservato l'arco si deduce dalla descrizione che fa nel quaderno di laboratorio di un esperimento del 1808; però solo nel volume Elements of Chemical Philosophy, pubblicato nel 1812, parla esplicitamente dell'arco, fornendone una descrizione dettagliata e precisa e riportando una riproduzione del suo dispositivo a carboni orizzontali. In quell'esperimento Davy aveva utilizzato una batteria di ben 2000 pile di Volta, costruite nei laboratori della Royal Institution grazie al contributo finanziario di alcuni cultori e patrocinatori delle Scienze.
Questo ci aiuta a capire perché per le applicazioni tecniche e per i successivi sviluppi e perfezionamenti della lampada ad arco, a cui abbiamo già accennato, si dovette aspettare l'avvento di alimentatori di grande potenza, come la pila Daniel, scoperta nel 1836, e le macchine dinamo-elettriche perfezionate nella seconda metà del XIX secolo.
È del 1849 la scoperta, da parte di Jean Bernard Lèon Foucault (1819-1869), di un meccanismo ad orologeria per l'avanzamento automatico dei carboni, che consentì di ampliare il campo delle applicazioni della lampada ad arco e di utilizzarle poi per l'illuminazione stradale.